Nella piccola cittadina alsaziana di Illfurth, la compagnia teatrale diretta da Lionel Lingelser ci propone una produzione accattivante e coinvolgente di “I posseduti di Illfurth”. Immergiti nel cuore di questo spettacolo accattivante in cui il mistero e il soprannaturale si uniscono per offrirti un’esperienza teatrale indimenticabile.
Esplorazione intima e teatrale
Nel suo spettacolo “I posseduti di Illfurth”, il talentuoso Lionel Lingelser rivela un’opera profondamente personale e ben messa in scena. Questo viaggio teatrale si ispira ai traumi e alle esperienze di Lingelser, sviluppandosi su una ricca base storica legata alle vicende mistiche dei bambini di Illfurth.
La ricerca dell’autenticità sul palco
Interprete Helios, il suo alter ego, Lionel Lingelser si immerge nel ruolo di Scapino. L’attore, confrontandosi con le sue ansie personali, si scontra con le richieste di un regista tirannico, soprannominato lo Stregone. Questo confronto spinge Helios a sondare le proprie cicatrici emotive per raggiungere uno stato di grazia teatrale, noto come Duende.
Un dramma che affonda le sue radici nella storia
La trama dell’opera risale al 1865, anno segnato dalla presunta possessione di due giovani fratelli, Giuseppe e Teobaldo Bruciatore, in un piccolo villaggio dell’Alto Reno. Questi eventi straordinari, punteggiati da convulsioni e voci dall’oltretomba, hanno lasciato un segno indelebile nella regione, e più in particolare nell’azienda agricola della famiglia Hélios.
Un approccio teatrale viscerale
Lo spettacolo di Lionel Lingelser affronta vari temi della possessione:
- Possesso dell’attore da parte del personaggio
- Possesso della maschera
- Possesso psichico e fisico da trauma
Con la scrittura sottile di Yan Verburgh, le transizioni tra momenti autobiografici e sequenze più surreali arricchiscono continuamente la narrazione.
Molteplici volti per una performance unica
Lionel Lingelser impressiona con la sua recitazione versatile e minimalista. Usando semplicemente le mani, diventa Scapin, lo stregone fiammeggiante e quasi inquietante, e persino una Santa Vergine allucinata. Attraverso questa trasformazione, mette in discussione le norme sociali ed esplora la profondità umana in modo toccante.
Una narrazione equilibrata e ricca di sfumature
Nonostante la durezza di temi come l’omofobia e lo stupro, la regia evita il facile pathos. Al contrario, apporta leggerezza e profondità con tocchi di gioia e sincerità. Questo lo rende un lavoro complesso ma accessibile, necessario e toccante.
Finale in apoteosi
Alla fine dello spettacolo, Lionel Lingelser e la scrittura precisa di Yan Verburgh lasciano una forte impressione. Lo spettacolo è stimolante e allo stesso tempo infonde energia positiva e una comprensione più profonda della resilienza e della trasformazione personale.
Fino al 1 giugno Teatro Rond-Point.










