In avvicinamento all’edizione 2026 dell’ACID Cannes, un evento prestigioso del cinema indipendente, abbiamo avuto l’onore di assistere a un incontro esclusivo con le talentuose registe Céline Carridroit e Aline Suter. La loro opera, Virages, che ha catturato il pubblico, affronta temi profondi e attuali, mettendo in luce racconti intimi e universali attraverso il personaggio di Johanna. Queste fughe sensibili, rivelatrici di una umanità complessa, si inseriscono decisamente nel filone delle interrogative contemporanee sull’identità e l’autenticità.
Quest’anno, il Festival di Cannes ha lasciato spazio a un’opera coinvolgente, Virages, sostenuta dalle registe ginevrine Céline Carridroit e Aline Suter. Questo film, selezionato all’ACID Cannes, affronta la vita di Johanna, una donna transgender colombiana, attraverso una narrazione che mescola umorismo, sensibilità e profondità. Durante un incontro esclusivo con le due cineaste, abbiamo avuto l’opportunità di esplorare i temi chiave del loro film e di comprendere la loro visione artistica.
La genesi del progetto: incontro con Johanna
Per Carridroit e Suter, Virages non è semplicemente un film; è una storia personale. Le registe hanno incontrato Johanna grazie al suo vicino, Rocco, che filmava le sue performance. Fu un colpo di fulmine immediato. Johanna si distingue per il suo umorismo affilato e la sua singolarità. La scoperta della sua personalità è stata arricchente per le registe. Queste ultime hanno capito che era fondamentale lasciare a Johanna la libertà di esprimersi, senza mai orientarla troppo. Questa scelta ha dato luogo a un’autenticità palpabile nel film.
Durante tutto questo progetto, Johanna ha condiviso la sua esperienza di vita quotidiana, dal suo lavoro nell’orologeria alle sue passioni. Queste ultime l’hanno spinta a restaurare una 2 CV per trasformarla in un’auto da corsa. Questo sogno, quello di partecipare a una competizione a Spa-Francorchamps, incarna la sua ricerca di libertà e affermazione di sé.
Una città rivelata da un personaggio
Tutto ciò che accade in Virages fa vivere anche Ginevra. Questa città, spesso associata al suo lusso, viene dipinta sotto una nuova luce. Carridroit e Suter si sono impegnate a rivelare le sfaccettature meno visibili della sua personalità. Nel corso delle scene, scopriamo un mix di architettura moderna e quartieri più autentici, una dualità che riflette quella di Johanna. I contrasti tra un’immagine borghese e una realtà più underground sono palpabili.
Le registe utilizzano siti emblematici della città, come la fabbrica Kugler, per arricchire la narrazione del film. Questi luoghi sono carichi di storia e rivestono un ruolo chiave nell’identità di Johanna. Illuminandoli, offrono uno sguardo inedito su Ginevra, lontano dai cliché abituali. Questa esplorazione accompagna la lotta interiore del personaggio, rappresentativa dei conflitti identitari a cui molti possono identificarsi.
L’arte come mezzo di espressione
Johanna è anche un’artista. Utilizza il disegno per esprimere dolori e ricordi significativi del suo passato. Questa dimensione creativa echeggia il suo percorso. Infatti, ha disegnato per la rivista ginevrina con il suo fumetto La Trans-dessinée, dove condivide le sue aneddoti personali.
Il disegno diventa così uno strumento prezioso, accessibile a chi desidera comprendere le sue lotte interiori. Attraverso questo medium, Johanna rivela strati della sua storia che spesso sono invisibili a prima vista. Questo approccio artistico aggiunge ricchezza al film e permette al pubblico di connettersi più profondamente con lei, mentre si allontanano da una narrazione troppo convenzionale.
Un impatto futuro: la diffusione di Virages
Il film, dopo essere stato selezionato all’ACID, si prepara a conquistare il grande pubblico. Un distributore è già attivo in Svizzera, e Virages potrebbe presto essere proiettato in sala. Le aspettative sono elevate, in particolare per quanto riguarda una diffusione in Francia, desiderata dalle registe. Grazie al lavoro meticoloso di Carridroit e Suter, questo film promette di aprire un dialogo su argomenti spesso evitati.
Attraverso il loro approccio, testimoniano la capacità del cinema di catturare la magia dell’ordinario. Osservando la vita di Johanna, lo spettatore scopre una storia ricca di emozioni e riflessioni. Le registe sembrano essere riuscite a mettere in risalto la vera essenza della loro protagonista, attraverso un film audace che si propone di essere sia un ritratto intimo che una critica delle società contemporanee.
Incontro esclusivo all’ACID Cannes 2026: Céline Carridroit e Aline Suter intorno a Virages
Durante l’edizione 2026 dell’ACID Cannes, Céline Carridroit e Aline Suter hanno catturato il pubblico con il loro film Virages, un’opera toccante che esplora le sfide e i trionfi di una giovane donna transgender, Johanna, attraverso il prisma della città di Ginevra. Il loro incontro con il pubblico ha rivelato aneddoti affascinanti sul loro processo creativo, il loro desiderio di mettere in luce problematiche spesso ignorate e il loro sincero impegno verso l’autenticità del racconto.
Al centro di questa discussione, le registe hanno condiviso il loro approccio alla direzione degli attori e la loro volontà di lasciare a Johanna la libertà di esprimersi, offrendo così al film una profondità straordinaria. Hanno spiegato come il loro incontro con Johanna e il percorso che ne è seguito abbiano profondamente influenzato il racconto e il modo in cui hanno scelto di catturare la magia dell’ordinario in un documentario cinematografico.
Questo momento di scambio è stato anche l’occasione per ribadire l’importanza dei racconti autentici che emergono dalla diversità, e come Virages si posizioni come uno sguardo nuovo su una società spesso stereotipata. Le conversazioni sui problemi che affrontano le persone emarginate hanno risuonato fortemente con il pubblico, testimoniando un crescente bisogno di visibilità ed empatia nel settore artistico.
In sintesi, la presentazione di Virages all’ACID Cannes 2026 ha non solo permesso di scoprire un film di grande sensibilità, ma ha anche sottolineato le passioni e gli impegni delle registe. Il loro lavoro trova tutto il suo significato in un contesto in cui l’arte può diventare un potente vettore di cambiamento sociale e di una comprensione più profonda della condizione umana.










