In « Aprile », Nanni Moretti intreccia la sua vita di cineasta, le sue preoccupazioni per l’Italia politica e l’attesa del suo primo bambino. Tra satira mordace e tenerezza inaspettata, il film trasforma le incertezze del suo autore in una cronaca intima di un paese in piena mutazione.
In Aprile, Nanni Moretti fa confluire l’inquietudine politica, le incertezze di un cineasta e l’attesa di un bambino. Girato come un diario personale, tanto divertente quanto lucido, il film coglie un’Italia travolta da scosse elettorali. La nascita di Pietro trasforma gradualmente lo sguardo del regista sul suo tempo, senza cancellare le contraddizioni che lo animano.
Un autoritratto tra osservazione e messinscena
Uscito quattro anni dopo Journal intime, Aprile ne prolunga la vena autobiografica cambiando però ritmo. Moretti appare col suo nome, in un gioco sottile tra la persona reale e il personaggio plasmato dal cinema. Le passeggiate romane e le fughe isolate lasciano spazio a una narrazione più serrata, dove le preoccupazioni private e collettive si incrociano, si rispondono e talvolta si sovrappongono.
Di fronte alla televisione, l’Italia politica entra in casa
All’inizio del film, l’annuncio della vittoria elettorale di Silvio Berlusconi, nel 1994, sorprende Moretti davanti al televisore di famiglia. La scena instaura subito un’atmosfera di costernazione, ma l’indignazione non assume la forma di un discorso solenne. Mentre un presentatore si rivolge con deferenza al nuovo leader, il cineasta si prepara a fumare un joint sproporzionato, gesto assurdo che risponde alla gravità del momento con l’oltremisura comica.
Questa reazione fa della televisione un elemento centrale del racconto, sia come finestra sull’attualità sia come presenza quasi invasiva nella casa. Le dichiarazioni politiche risuonano anche nella vita privata, come se gli eventi nazionali impedissero ogni vera ritirata. Moretti pensa quindi di girare un documentario dedicato alla situazione italiana, ma l’intenzione si scontra ben presto con i ritardi, i dubbi e le deviazioni che caratterizzano il suo modo di lavorare. L’impegno è presente, senza diventare però un’azione semplice o immediata.
Compromessi politici e impedimento creativo
Il film avanza per frammenti e accosta idee che sembrano, a prima vista, appartenere a registri molto diversi. Un’elezione, una lettera mai inviata o un progetto di film musicale storico possono così trovarsi fianco a fianco, senza transizioni esplicative. Questa costruzione rapida ricorda i primi film di Moretti, dove un pensiero ne fa sorgere un altro prima che il precedente possa trasformarsi in decisione.
Tra i progetti che ricorrono c’è la storia di un pasticcere trotskista nell’Italia staliniana. Questo film storico e musicale contrasta con il documentario politico che Moretti fatica a portare a termine, e la sua apparizione sottolinea il divario tra l’impulso creativo e la sua realizzazione concreta. Le idee abbondano; la loro traduzione in azioni, invece, rimane incerta. In questo spazio instabile, il film osserva con umorismo i meccanismi della procrastinazione, senza ridurli a una semplice debolezza.
Le lettere colme di rabbia che il personaggio scrive e poi conserva illustrano con precisione comica questa tensione. Formula le sue lamentele, le costruisce con cura, ma non le indirizza ai destinatari. Il gesto di scrivere diventa allora un’azione sostitutiva: permette di esprimere un’opposizione mentre si rinvia la vera confrontazione. Questa forma di auto-impedimento nutre la creazione, ma complica anche la possibilità di intervenire efficacemente nel dibattito pubblico.
La satira si sofferma anche sui cambiamenti di vocaboli e sui calcoli dei partiti. Moretti si interroga sul posto della sinistra, sulle sue alleanze e sui compromessi che sembrano confondere i parametri. In questo contesto, rimanere contro sembra talvolta più facile che scegliere una causa e mantenerla. Il film non presenta questa esitazione come una postura eroica; piuttosto ne mostra la parte di comodità e impotenza, con un’ironia che colpisce tanto il personaggio quanto il panorama politico.
La paternità, nuovo centro di gravità
Nel 1996, mentre si avvicina un nuovo appuntamento elettorale, Moretti e la sua compagna Silvia aspettano il loro primo bambino. Questo sviluppo personale non sostituisce gli altri temi, ma progressivamente offre loro una nuova luce. La gravidanza introduce un’attesa molto concreta in un racconto dominato fino ad allora da progetti incompiuti e preoccupazioni civiche. Il futuro smette di essere solo un’idea astratta: assume la forma di un bambino da accogliere.
La prospettiva della nascita modifica il modo in cui la coppia guarda il mondo intorno a sé. Una scena particolarmente rivelatrice mostra Moretti preoccupato dopo un film che hanno appena visto al cinema: si chiede se questa esperienza potrebbe nuocere allo sviluppo intellettuale del nascituro. La paura è ovviamente sproporzionata, ma esprime con tenerezza l’immaginario ansioso dei futuri genitori. Il cinema, la vita quotidiana e la responsabilità familiare si ritrovano così in una stessa battuta.
La nascita di Pietro dà anche al film un ancoraggio affettivo. I dibattiti e le incertezze non scompaiono, ma si riorganizzano attorno a un legame che non può essere considerato come un impegno provvisorio. La paternità apre quindi una nuova prospettiva, fatta di attaccamento e vulnerabilità, risvegliando al contempo ricordi più antichi. Quando Moretti evoca la sua infanzia e conversa con sua madre in un clima di pace, la scena si discosta dagli scontri familiari presenti in alcuni dei suoi primi film.
Questa dolcezza non trasforma il racconto in un rifugio tagliato fuori dall’attualità. La politica rimane una fonte di turbamento, e la gioia non cancella né i disaccordi né le preoccupazioni. Essa coesiste con essi, come un modo per continuare a abitare il presente senza pretendere di risolvere tutte le sue tensioni. Il tono del film può quindi passare dall’inquietudine alla leggerezza, poi dalla battuta all’emozione, senza cercare di rinchiudere questi stati in registri separati.
La quotidianità come materia cinematografica
Da Moretti, l’ordinario merita un’attenzione seria, ma questa attenzione non lo priva mai del suo umore. Un’edicola diventa il quadro di un’enumerazione minuziosa di titoli di magazine; la scelta del nome del futuro bambino assume l’aspetto di una competizione sportiva. Queste scene partono da occupazioni banali e le ingrandiscono attraverso ritmo, ripetizione o messinscena. Esse rivelano così la capacità del cineasta di trovare una forma di poesia nelle abitudini più familiari.
Il mescolamento dei soggetti partecipa a questa singolarità. Sport, cibo, relazioni umane, cinema e politica coesistono senza una rigida gerarchia, ma la loro prossimità non implica che i loro problemi siano equivalenti. Moretti utilizza piuttosto gli scarti tra di essi per osservare come una vita reale si sposti da una preoccupazione all’altra. Una questione apparentemente leggera può all’improvviso illuminare un’ansia più profonda, mentre un soggetto grave può essere affrontato con un’immagine burlesca.
Un movimento indietro in picchiata su un vasto collage di ritagli di stampa dà forma visiva a questa riflessione. I frammenti di articoli compongono una superficie densa, dove i discorsi mediatici sembrano livellarsi e confondersi. Il personaggio finisce per drappeggiarsi in quest’immagine, come se cercasse di darle rilievo e asprezza. Il gesto trasforma un insieme di notizie in materia cinematografica, senza pretendere di dissipare il frastuono che esse formano.
La fine ritrova il progetto di film musicale evocato in precedenza. Moretti, vestito di un tessuto incongruo, cavalca la sua Vespa sotto la luce di un inizio di primavera, mentre le riprese possono finalmente riprendere. Il movimento fa eco alle fughe di Journal intime, ma la strada non ha più esattamente la stessa funzione: accompagna qui un ritorno al lavoro e un modo singolare di prendere posizione. Di fronte agli impasse politici e ai travisamenti personali, il cinema resta una pratica indipendente, capace di accogliere le contraddizioni senza semplificarle.
Questa riproposizione si inscrive in una riscoperta progressiva dei film di Moretti nelle sale. Dopo Palombella Rossa, la programmazione annunciata da Malavida Films prevede anche il ritorno di Journal intime. Questa circolazione tra le opere permette di misurare le continuità del suo cinema, ma anche gli spostamenti di un autore che confronta il suo sguardo con i cambiamenti del suo paese e con le trasformazioni della sua vita. Aprile sarà riproposto nelle sale a partire dal 30 settembre 2026.
Intimità, impegno e paternità in Aprile
In Aprile, Nanni Moretti trasforma le incertezze di un cineasta in materia di cronaca personale. Il film lo mostra confrontato con un’Italia attraversata da tensioni politiche, in particolare dopo la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi. Di fronte alle immagini televisive e ai discorsi di circostanza, Moretti oscilla tra indignazione, ironia e desiderio di agire. Il suo progetto di documentario politico si precisa, poi si incaglia nei dubbi e nei giri che alimentano il suo cinema.
Questa difficoltà a passare dall’intenzione all’azione diventa uno dei meccanismi comici del racconto. Lettere mai inviate, idee abbandonate, progetti che si sovrappongono: il film osserva con malizia una mente in movimento, capace di formulare una reazione fulminante mentre rinvia il gesto decisivo. La satira non mira solo a colpire i responsabili politici. Colpisce anche la posizione dell’artista, diviso tra il suo bisogno di prendere posizione e la sua diffidenza verso i compromessi collettivi.
Col progredire del racconto, l’attesa del primo bambino sposta tuttavia il centro di gravità di questa agitazione. La gravidanza di Silvia e la nascita di Pietro introducono una nuova scala di tempo e responsabilità. Le preoccupazioni politiche rimangono, ma si mescolano ora con le ansietà concrete della vita familiare. Moretti si interroga, ad esempio, sull’influenza di un film visto al cinema sul suo bambino in arrivo, trasformando un’ansia genitoriale in una scena di umorismo tenero.
Il montaggio accosta così universi raramente separati: la politica, il cinema, il cibo, lo sport e le relazioni familiari. Queste associazioni rapide conferiscono al film il suo ritmo singolare, fatto di rotture e digressioni. La gioia legata alla paternità non dissipa la gravità del contesto italiano; piuttosto apre un altro spazio di sguardo, più vicino e più intimo. Tra i notiziari, i preparativi di nascita e il progetto di commedia musicale storica, Moretti porta avanti il suo lavoro in mezzo alle contraddizioni del suo tempo.










