Il nuovo Street Fighter riceve una pioggia di critiche, accusato di perdere il filo tra i suoi combattimenti spettacolari e il suo umorismo sfrenato. Eppure, alcuni spettatori apprezzano proprio la sua energia caotica e il suo spirito da serie B: un uppercut storto, ma non necessariamente privo di fascino.
Con il suo cast affollato, i suoi combattimenti stravaganti e il suo umorismo volutamente dissonante, il nuovo Street Fighter prometteva uno spettacolo grandioso ispirato a una franchise cult. Alla fine, le critiche denunciano spesso una trama sconnessa e battute che cadono nel vuoto. Tuttavia, alcune voci difendono un film disordinato, ma abbastanza energico da intrattenere gli amanti delle risse esagerate.
Su carta, gli ingredienti sembravano riuniti per un’adattamento spettacolare. Noah Centineo interpreta Ken Masters, Andrew Koji presta i suoi tratti a Ryu e Callina Liang interpreta Chun-Li, mentre David Dastmalchian assume il ruolo dell’antagonista M. Bison. A questo cast si aggiungono Cody Rhodes nel ruolo di Guile, 50 Cent come Balrog e il comico Eric André nei panni del presentatore Don Sauvage. Il film non manca quindi di volti noti né di scelte sorprendenti.
La regia è affidata a Kitao Sakurai, noto per il suo lavoro nello show The Eric Andre Show. La promozione non nascondeva l’ambizione di un intrattenimento old-style, volutamente eccessivo e arricchito di riferimenti ai videogiochi. Ma le prime critiche descrivono piuttosto un’opera le cui idee si accalcano senza sempre trovare il loro posto. Il risultato, spesso definito confuso, fatica a trasformare la sua energia in vera coerenza.
Un adattamento che colpisce forte, ma a volte manca il bersaglio
Alcune critiche rimproverano alla sceneggiatura di moltiplicare i personaggi e le trame senza dare loro abbastanza spazio. Le traiettorie di Ken e Ryu sembrano a volte affrettate, mentre il torneo si ritrova in competizione con una cospirazione che coinvolge M. Bison. Alcune battute sembrano anche emergere nel momento sbagliato, come se il lungometraggio esitasse tra parodia, azione seria e omaggio nostalgico. Questa indecisione alimenta l’impressione di un film che cambia direzione in pieno combattimento.
Il montaggio e il trattamento sonoro fanno parte delle critiche riportate nelle prime recensioni. Variety sottolinea in particolare dialoghi difficili da sentire, mascherati da un mixaggio particolarmente fragoroso. TheWrap, per parte sua, dipinge una nostalgia degli anni ’90 poco convincente e associata a una forma di dislocazione culturale. In altre parole, anche gli elementi che dovrebbero rafforzare l’identità del film diventano a volte degli ostacoli alla sua leggibilità.
Giudizi severi, nonostante alcune qualità ben visibili
La ricezione critica è particolarmente fredda: il film mostra un punteggio precoce del 41% su Rotten Tomatoes. Diversi osservatori lo giudicano lontano dall’essere un successo, anche se alcuni lo collocano sopra l’adattamento di Borderlands uscito nel 2024. Le formule utilizzate nelle recensioni non sono tenere, passando da “disastro incoerente” a un confronto poco lusinghiero con una scatola di pietre. Il verdetto dominante è chiaro: il potenziale del marchio non è stato sufficiente a convincere la stampa.
Polygon riserva tuttavia un’accoglienza entusiasta a David Dastmalchian. Nei primi minuti, la sua interpretazione di M. Bison si assume pienamente il gusto del grande guignol e del cinema di serie B. Il critico ritiene che l’attore comprenda meglio dei suoi partner il registro stravagante ricercato. Questa performance emerge così come uno dei rari momenti di bravura che diversi spettatori potrebbero ricordare.
Le mancanze non impediscono comunque ogni forma di piacere. Per IndieWire, il film è traboccante di intrighi complicati e di gag costruite goffamente, ma almeno evita di diventare noioso. Il giornale apprezza anche il suo aspetto spettacolare e il suo approccio che lascia al pubblico il compito di proiettare i propri ricordi sull’azione. Il piacere può quindi derivare meno dalla trama e più dall’energia visiva.
Il fascino disordinato dei film di combattimento sfrenati
Il New York Times avvicina l’esperienza all’immaginazione sfrenata di un bambino che ha passato i suoi gettoni in una sala giochi. I combattimenti si susseguono, i lottatori mostrano i loro stili e la trama sembra a volte guidata da una logica di gioco: “e poi, ancora un combattimento”. Questa accumulazione può affaticare, ma possiede anche una forma di spontaneità. Qui ritroviamo l’attrattiva primitiva del gioco di lotta: scegliere un personaggio, guardare i colpi partire e gustare il caos.
Perché alcuni spettatori possono comunque divertirsi
IGN riassume questa contraddizione con un confronto volutamente provocatorio: il film sarebbe stupido come una scatola di pietre, ma lanciare pietre su cose può essere divertente con le persone giuste. La formula sottolinea l’importanza dell’atmosfera di visione. Tra amici, in una sala recettiva agli eccessi e alle goffaggini, alcune scene possono diventare momenti di risate condivise. Il disordine, difetto per alcuni, diventa quindi parte dello spettacolo per altri.
Questa tolleranza per i film imperfetti esiste da lungo tempo nel cinema di combattimento. Gli appassionati di storie muscolari e coreografie esagerate possono ritrovare questa tradizione esplorando questa immersione nell’universo di Bloodsport, classico del combattimento uscito nel 1988. L’accostamento non significa che le due opere siano equivalenti, ma ricorda che un film d’azione può sedurre per la sua intensità tanto quanto per la sua finezza narrativa. Quando i colpi piovono, alcuni spettatori accettano volentieri che la storia segua a ruota.
Il film gioca anche su una nostalgia arcade la cui efficacia dipende fortemente dal pubblico. Per i fan di lunga data, vedere combattenti familiari e riconoscere i riferimenti può essere sufficiente per scatenare un piacere immediato. Altri si aspetteranno di più: trama ben costruite, personaggi sviluppati e confronti che servano realmente alla narrazione. La franchise propone da decenni un immaginario ricco, ma il cinema deve ancora trovare il modo di tradurlo senza ridurlo a una successione di riferimenti.
Gli appassionati di giochi di combattimento non hanno necessariamente bisogno di una trama complessa per divertirsi. Possono cercare prima di tutto stili distintivi, rivalità memorabili e scene in cui ogni combattente sembra imporre la propria personalità. È anche questo che spiega l’attrattiva duratura dei videogiochi narrativi e spettacolari, come dimostra la nostra selezione dei giochi PS5 imperdibili da scoprire. Sullo schermo, tuttavia, l’azione deve mantenere abbastanza chiarezza affinché il pubblico comprenda cosa stia succedendo.
Un’esperienza più adatta ai fan che ai neofiti
Diverse recensioni suggeriscono che questa adattamento funziona meglio come un’attrazione caotica piuttosto che come un punto di ingresso nell’universo della serie. Slashfilm ritiene che possa essere guardato senza problemi sul momento, lasciando però un’impressione vuota e amara. Il film sembra quindi rivolgersi prioritariamente a coloro che già conoscono i personaggi e accettano le loro stravaganze. Per un neofita, l’abbondanza di figure e riferimenti rischia invece di complicare l’immersione.
Una franchise cult alla prova di Hollywood
Adattare una serie di giochi di combattimento presenta una sfida particolare: il suo piacere essenziale si basa sul confronto diretto, sui gesti iconici e sulla personalità visiva dei combattenti. Il cinema deve legare questi elementi a una trama senza rallentare il ritmo né far scomparire ciò che rende ogni figura riconoscibile. Qui, le critiche ritengono che questo equilibrio venga meno, soprattutto quando il torneo e le macchinazioni di M. Bison si contendono l’attenzione. Il grande spettacolo non sostituisce automaticamente una struttura solida.
Il confronto con altre adattazioni videoludiche ritorna inevitabilmente. Il pubblico ha recentemente potuto scoprire proposte molto diverse, e gli annunci di giochi continuano a alimentare le aspettative delle comunità, come ricorda il nostro panorama delle annunci significativi dei Game Awards 2025. Ma l’entusiasmo suscitato da una licenza non garantisce una ricezione favorevole al cinema. I fan possono sperare di ritrovare lo spirito dei combattimenti, mentre giudicano severamente le scelte di regia.
Il gusto per gli oggetti tangibili e le edizioni fisiche rimane anche ben vivo tra i giocatori. L’interesse che suscita la Switch 2 tra i collezionisti, in particolare attorno a giochi come Elden Ring, illustra questo desiderio di conservare una traccia concreta dei propri universi preferiti. Il nostro articolo sull’entusiasmo dei collezionisti per i giochi fisici su Switch 2 prosegue questa riflessione. Al cinema come nel gioco, l’attaccamento a una franchise si basa spesso su sensazioni e ricordi personali.
La ricezione condivisa del film rivela infine due attese che coesistono tra gli spettatori. Alcuni desiderano un’adattamento controllato, fedele allo spirito dei personaggi e costruito attorno a una trama leggibile. Altri accettano più facilmente le rotture di tono se accompagnate da combattimenti generosi e da un umorismo imprevedibile. Le offerte attuali su più titoli Nintendo, presentate nella nostra selezione dei giochi imperdibili su Switch proposti a prezzi interessanti, ricordano anche che il piacere di ritrovare una licenza può assumere molte forme.
Programmata nelle sale a partire dal 16 ottobre, l’opera arriva quindi con una reputazione già contrastata. Le critiche più severe evidenziano dialoghi confusi, personaggi troppo numerosi e gag che mancano il bersaglio. Altri riconoscono una certa energia, alcune performance gustose e un potenziale di intrattenimento collettivo. Per alcuni, si tratterà di un fallimento difficile da difendere; per altri, una sessione caotica i cui difetti fanno quasi parte dello spettacolo.
Un caos che divide, ma non lascia indifferenti
Con il suo ricevimento critico glaciale, il nuovo Street Fighter sembra mancare il suo K.O. presso numerosi giornalisti. Le critiche tornano in loop: trama sconnessa, umorismo irregolare, personaggi troppo numerosi e regia che sembra a volte esitare tra parodia e film d’azione serio. Anche il cast spettacolare non riesce sempre a dare una direzione chiara a questa adattamento, dove le trame e i combattimenti si susseguono a rischio di confondere le questioni.
Tuttavia, il film non fa l’unanimità contro di lui. Una parte delle critiche riconosce ai suoi difetti un’energia particolare: Street Fighter sarebbe raramente noioso, e alcune scene di combattimento avrebbero il panache colorato atteso da una serie nata nelle sale giochi. Il suo gusto per lo spettacolo, le sue eccedenze e la sua atmosfera da serie B possono anche diventare degli asset per gli spettatori pronti ad accogliere il disordine come una componente dell’intrattenimento.
È qui che si gioca il divario tra le opinioni. Coloro che sperano in una adattamento coerente, capace di sviluppare con cura i suoi eroi e il suo universo, rischiano di trattenere soprattutto le transizioni brusche e le battute che cadono nel vuoto. Al contrario, gli amanti dei film volutamente stravaganti possono apprezzare i combattimenti, le apparizioni inaspettate e il piacere quasi infantile di vedere questi combattenti cult prendere vita sullo schermo. Il film sembra meno cercare di raccontare una storia perfettamente elaborata che moltiplicare i momenti spettacolari, anche a costo di perdere il filo nel percorso.
Questa ricezione contrastata ricorda che un adattamento di un videogioco non si misura unicamente in base alla sua fedeltà o alla sua qualità narrativa. L’esperienza dipende anche dalle aspettative, dall’attaccamento ai personaggi e dal gusto per il cinema caotico. Tra delusione per alcuni e piacere colpevole per altri, Street Fighter suscita reazioni vivaci quanto i suoi combattimenti, mentre ogni spettatore decide quale parte di questo grande disordine merita di essere celebrata.








